Cascina Barbàn

Carucci e soci

I paesi di neanche 40 abitanti, l’insegna della Cascina assieme alle indicazioni per Volpara e Figino, intanto tutt’attorno una valle incastonata nell’Appennino ligure piemontese, e nella mia mente, a ripetizione, la strofa

Tra le strade della Val Borbera, Le palazzine della Riviera, In un vino di Giulio Armani, Alziamo le mani, alziamo le mani”

Ex Otago, Infinito

E poi una stradina sterrata, in mezzo a vecchi vigneti, là, in fondo, la sagoma di una borgata in pietra e di un cantiere che presto si trasformerà in cantina.

Cascina Barban

Mi sto dirigendo, con marito e figlia, in Cascina Barbàn, il progetto (nato nel 2012) di Maurizio Carucci e Martina Panarese che da quattro anni ha accolto anche le mani, le braccia e il cuore di Pietro Ravazzolo e Maria Luz Principe (e indirettamente, ma neanche troppo, dei loro figli Matilde, 6 anni, e Pablo, 3 anni).
All’arrivo veniamo accolti dalla voce inconfondibile di Maurizio, cantante degli Ex-Otago, che ci dà il benvenuto nel suo spazio di vita e di lavoro. A cascata, arrivano i saluti di Martina, che coltiva con lui la terra e l’amore, di Grigio, “una patata lessa”, come ci urla Maurizio dal campo su cui sta piantando fagiolane, riferendosi al grosso e grande cane già con zampe e pancia all’aria in attesa di coccole.

soci Cascina Barbàn

Sbuca Davide, dodicenne nipote di Maurizio e Martina, che fa gli onori di casa e presenta i tre gatti, gli altri due cani, le galline, il gallo, le anatre, Nicola alias Nico, il cavallo nero, Pioggia e Nina, le asine.

animali Cascina Barbàn

Sulla porta di casa una targa in legno recita “Cascina Barbàn, vino, cibo, comunità”. E le quattro ore trascorse in quel luogo non sono altro che lo svolgimento di quel tema.

vino cibo comunità

Dopo un pranzo a base di spaghetti con sarde, carciofi e scorza di arancia, cucinati in un pentolone (che ricorda i campeggi estivi con gli amici dell’oratorio) da Pietro, che nel frattempo ci ha raggiunti con la sua ciurma (Mari, Mati e Pablo), e la frittata rigorosamente “made in Cascina Barbàn” preparata da Martina, eccoci attorno al tavolo di legno sulla terrazza di casa Carucci/Panarese fronte vallata. Un caffè bollente di moka nella tazzina. I bambini scorrazzano e decidono che, ogni tanto, anche loro vogliono rispondere alle domande. Martina sfoglia un calendario e punta la penna su novembre annunciando “Da questo mese faremo uscire i nostri vini”. E poi Maurizio, Maria e Pietro lì, capaci di trasformare un’intervista nata doppia in una collettiva, come il loro progetto.

Martina Panarese e Maurizio Carucci

Martina chi è Maurizio?
Maurizio è in primis il mio compagno di vita e di progetto, colui che dieci anni fa mi ha fatto scoprire la campagna. È stato il mio insegnante: mi ha accompagnata nel primo approccio alla terra, perché io non ne sapevo niente. Quando l’ho conosciuto vivevo a Genova, lavoravo in uno studio grafico in centro città, facevo editoria, quindi tutt’altro. Ho incontrato lui, che già lavorava in un’azienda agricola. Da lì è partito tutto. In modo molto naturale abbiamo iniziato questo percorso insieme: abbiamo cercato un luogo e la ricerca ci ha portati in Val Borbera e a Cascina Barbàn.

Maurizio Carucci
Maurizio Carucci

Maurizio chi è Martina?
Martina è la mia compagna, è una persona estremamente accogliente, dolce, paziente con tutti e in particolare con me, ha un sacco di virtù, e ha avuto la capacità di proiettarsi nel futuro in un posto in cui non era mai stata: parlo di un posto non solo fisico, ma anche immaginario e culturale, che è quello dell’agricoltura. E poi è una persona che in alcuni ambiti lavora benissimo, per esempio nel seminare. A differenza mia, lei è molto più costante e un pochino più lenta. E poi è un bellissimo esemplare di essere umano.

Martina Panarese
Martina Panarese

Pietro, a te chiedo non tanto cos’è Cascina Barbàn, bensì chi è Cascina Barbàn?
Se guardiamo a Cascina Barbàn come a una persona, direi che è sicuramente molto curiosa, che ha voglia di stare con gli altri, ma che ama – al contempo – stare per i fatti suoi. Poi io conosco questa persona (che il 26 aprile ha compiuto sette anni) da quattro anni. Nel tempo ci conosceremo meglio. Sicuramente ha voglia di cambiare le cose, e ci sta provando.

Pietro Ravazzolo
Pietro Ravazzolo

Che sogno coltivate?
Maurizio: Sono una persona che più che sognare ama concretizzare i propri desideri. A volte anche troppo. Un sogno potrebbe essere quello di fare qualcosa che possa tornare utile a chi arriverà dopo di noi. Chissà chi sarà, spero i figli dei miei soci, se avremo noi dei figli, o qualcuno che prenda in mano questo posto… Cascina Barbàn è, del resto, un grande figlio. Il mio sogno è ambizioso, ma qualche orizzonte bisogna pur averlo.
Martina: Sto imparando a non proiettarmi troppo in là nel futuro. Comunque non vedo l’ora di vedere questa cantina finita e di lavorarci dentro. A fine maggio dovrebbero concludersi i lavori del cantiere. Sul vino stiamo lavorando dal 2011, sulla cantina da due anni. Questo è un nuovo capitolo che si apre: usciranno i vini, inizieremo a venderli, a girare per farli conoscere.
Pietro: Egoisticamente parlando, non vedo l’ora di entrare nel mondo del vino naturale e di godermelo, avere quindi vigne che stanno bene, imparare sempre più il mestiere (oggi è educatore, ndr), viaggiare, conoscere, informarmi con letture sull’argomento e assaggiare. Era un mondo che non conoscevo, ma che oggi mi sento tantissimo addosso.
Maria: Voglio essere felice, ritrovare la quiete interiore. La sensazione che ho è di essere continuamente in corsa, ma ora ho voglia di sentirmi a casa.

vini
I vini di Cascina Barbàn

In un’intervista precedente a un libraio abbiamo parlato del valore del tempo. Per voi cos’è il tempo?
Matilde: Il tempo è la nostra storia.
Martina: Da quando sono qui ho rivisto totalmente la mia concezione di tempo. Prima avevo scadenze differenti da quelle che ho ora, mangiavo davanti il pc per finire i lavori, non avevo orari. Anche oggi non ho orari, ma è bello vedere il passaggio delle stagioni e come cambia anche la nostra vita quotidiana con il mutare di esse: in inverno siamo più tranquilli, d’estate si lavora come matti. Qui si è più in connessione con la natura.
Maurizio: Il tempo è in assoluto la cosa più importante che abbiamo, è l’ingrediente più misterioso, indecifrabile e senza misura che serve per fare molte cose belle.
Pietro: Quando in futuro ripenserò al tempo che stiamo vivendo adesso come famiglia e come famiglia allargata, l’ingrediente del tempo sarà la cosa che più mi ricorderò. Il tempo dell’avviamento di questo progetto che ha una serie di passaggi – il trasferimento da Genova a qui, l’avvio della vigna, il tempo per conoscersi tutti – è proprio l’elemento a cui più penso, con cui mi incontro, scontro e confronto. A volte non c’è abbastanza tempo di fare le cose, altre volte devi coltivare la pazienza per vedere i frutti del tuo lavoro.
Maria: Guardo al tempo soggettivo. A volte mi sembra di non avere tempo per fare niente, vado in crisi, in realtà sto perdendo tempo dicendo di non avere tempo. Poi, guardando dall’esterno, con occhio critico, il tempo di attesa per far crescere queste vigne, ti accorgi che non è poi così lungo, anzi. Sono passati solo 3 anni e guarda dove siamo arrivati. Il tempo è letteralmente volato.

Maurizio, che musica suonano le tue terre?
Maurizio: Non saprei che musica suonano le mie terre, dovresti chiedere a loro.
Matilde e Davide: È un suono di festa.

prato Cascina

Che sapore hanno i tuoi brani, Maurizio?
I miei dischi sono come una cassa di vino. 12 bottiglie tra le quali trovi il vino naturale, i vini selvatici, ma anche quello più commerciale. C’è della qualità, sempre, ma c’è anche dell’ortodossia. C’è la voglia di essere comprensibili anche ai più, con i pro e i contro di questa cosa.

L’attività che preferite in assoluto:
Martina: Stare in vigna, ma mi piace tutto: potare, anche se sono ancora lenta, vangare… Adoro stare lì, anche da sola, perché sono circondata da paesaggi stupendi. A volte mi ascolto la musica, altre volte sono in silenzio, con il cane, e vago tra i miei pensieri.
Pietro: Potare.
Maria: Non mi piace potare, ma mi piace zappare.
Maurizio: Sono un uomo stagionale. Mi piace tagliare la legna quando è il momento, potare quando è il momento, piantare quando è il momento.
Davide: Mi piace conoscere gli animali, liberare i cani dal recinto, raccogliere le uova.
Matilde: Annaffiare le piante.

attività contadine

Il vino da:
– condividere con gli amici

Maurizio: Il più buono che abbiamo in cantina;
– sorseggiare prima di fare l’amore
Martina:
L’Ageno de La Stoppa, che è un Malvasia, Ortrugo e Marsen.
Pietro: Per me una Ribolla di Gravner, dell’annata tra il 2003 e il 2005.
Martina: Sono entrambi dei bianchi macerati;
– bere dopo un concerto
Tutti:
Un rifermentato, un frizzantino, l’Andeira di Rocco di Carpeneto o il Moki di Masiero o, ancora, un rifermentato di Massimiliano Croci.

cosa fai questa notte
Credits: Martina Panarese

Maurizio, contadino e cantante. Come convivono queste due anime? Concilio con fatica le due anime, ma con gioia. Quando sono in giro per concerti lascio quietare questo posto.
C’è comunque da ricordare che in campagna ci sono sì pace e serenità, ma ci sono anche tanta frenesia ed energia propositiva. In primavera, ad esempio, c’è nell’aria l’energia del fare. Ho un po’ imposto il calendario estivo degli Otaghi in base alla Cascina. Io vivo qui, la mia vita è questa. Scrivo anche canzoni, addirittura da prima della Cascina, è da 12 anni che ho a che fare con la musica, però non voglio dare priorità a nessuno, voglio fare entrambe le cose. La Cascina è un progetto più di vita rispetto alla musica. La musica è un’esigenza più ancestrale. Io riuscirò a fare sempre tutto, perché sono padrone del mio tempo.

Completate:
– la prossima coltivazione
Martina:
Oggi pomeriggio la vigna, e una coltivazione che vorremmo introdurre sono i piccoli frutti.
Maria: il grano e le fagiolane.
– quali altri animali vorreste introdurre in Cascina?
Matilde:
Un coniglio.
Martina: Siamo a posto così. Mi piace l’idea di un paio di caprette, ma è difficile conciliare la loro presenza con gli orti.
Maurizio: Mi piacerebbe una vacca, ma non sarebbe semplice la gestione. Cascina Barbàn rimane comunque un progetto aperto: se qualche famiglia avesse voglia di avvicinarsi a noi e introdurre api o altri animali da seguire, mettiamo a disposizione lo spazio.

Martina e Maurizio

La sera, dopo un’intensa giornata di lavoro rientrate a casa e…
Matilde:
Mi mangio un uovo fritto.
Martina: Con la bella stagione mi metto sotto il portico, sullo sdraio, con una birretta in mano, mi prendo mezz’ora di pausa e osservo quello che ho davanti.
Maurizio: Dipende dalla stagione. D’inverno: stufa accesa, libro, scrivo cose al computer. D’estate: seduto su uno sdraio, all’ombra.
Maria: Mi dedico alla tessitura.
Pietro: Io cucino.

Maria Luz Principe
Maria Luz Principe

Musica / libro / film preferiti?
Matilde:
Maurizio degli Ex-Otago. Il “GGG – Il grande gigante gentile” come film.
Pietro: Sicuramente, per tanti motivi, il gruppo di Maurizio (Ex-Otago) ha caratterizzato gli ultimi miei tempi di vita e di musica, soprattutto con l’album “In Capo al Mondo”. Scelgo “Io sono il mio lavoro. Di uomini e di vini” di Pino Petruzzelli come libro e “Into the wild” come film.
Maria: Francesco Renga, Marco Mengoni. Un libro che mi piace è “Fottuta campagna” di Arianna Porcelli Safonov e un film “Dragon Trainer”.
Martina: un cantautore storico che amo è Lucio Dalla, mentre un progetto musicale contemporaneo, I Cani. Come libro ti dico “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer. Film preferiti, invece, “Se mi lasci ti cancello” di Michel Gondry e “Lost in translation” di Sofia Coppola.
Maurizio: Riconosco ne I Cani la chiave di svolta del pop italiano degli ultimi 20 anni. Due libri: “Il giardino creò l’uomo” di Jorn De Précy e “Giardini e no. Manuale di sopravvivenza botanica” di Umberto Pasti. Uno dei film che mi è piaciuto di più è “Soul Kitchen” di Fatih Akin.

Nella vita vi lasciate ispirare da?
Matilde:
Dal disegno.
Maurizio: Dal treno, contenitore di persone e di viaggi.
Maria: Dai fiori.
Martina: Dal lavoro.
Pietro: Dalle materie prime che mangiamo.

Canzone degli Ex-Otago preferita?
Pietro:
la canzone in cui Maurizio e gli Otaghi sono riusciti a concentrare tanto di loro è Cinghiali Incazzati, una canzone di un disco di svolta: riesce ad avere sia qualcosa del passato che di quello che fanno ora, con il testo più bello scritto da Mauri.
Maria: Gli occhi della luna.
Martina: Le macchine che passano.
Maurizio: La nostra pelle.

Corochinato
Corochinato, l’aperitivo di vino che ha dato il nome all’ultimo album degli Ex-Otago

Canzone che devi ancora scrivere, Maurizio?
Io adoro i giardini, ma fare una canzone pop sui giardini non è facile. Non amo il giardino pop. Il giardino è più da cantautore o da musica classica. Forse vorrei scrivere dell’amicizia.

“Abbiamo bisogno di contadini,

di poeti, gente che sa fare il pane,

che ama gli alberi e riconosce il vento.

Più che l’anno della crescita,

ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.

Attenzione a chi cade, al sole che nasce

e che muore, ai ragazzi che crescono,

attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere

più che aggiungere, rallentare più che accelerare,

significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza”.

Franco Arminio

La poesia è di Franco Arminio, poeta, scrittore e regista italiano, autodefinitosi come «paesologo». Cosa ne pensate?
Maurizio:
Bellissima, dice grandi verità. Franco Arminio l’ho letto e lo seguo, lo apprezzo molto. Non mi convince tanto la sua visione da ricercatore teorico. Amo di più le persone concrete, che fanno cose. Lui comunque fa e mi piace.
Martina: Questa cosa dell’attenzione è sempre attuale. Se riuscissimo a porre più attenzione alle cose fondamentali, magari funzionerebbe tutto meglio.
Pietro: Sarebbe interessante capire come trasferire il contenuto della poesia a un maggior numero di persone possibile.
Maurizio: Secondo me chi vuole fare oggi il contadino lo può fare. Certo è che se non hai una base economica è molto più difficile, ma riesci lo stesso. Le opportunità oggi sono tante, come il WWOOF.

Cascina Barbàn indicazioni

To-do-list. Liste di cose che vorreste fare, prima o poi, nella vita?
Matilde:
Io voglio fare la pittrice.
Martina: Mi piacerebbe fare un viaggio lungo (un mese almeno) fuori Italia (in Patagonia, per esempio). Ma va bene anche il Sud Italia.
Pietro: Una settimana di cammino nelle Dolomiti.
Maria: Mi piacerebbe girare l’Italia, soprattutto la parte Sud, le Isole, sulle orme della tessitura.
Maurizio: Il vagabondare è una condizione che io consiglio, perché è estremamente illuminante. Mi piacerebbe tanto visitare il Portogallo.

Val Borbera

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