Chiara Cant

Il team

Lei arriva quando le aziende hanno un prodotto innovativo e spesso geniale, ma non riescono a raccontarne il valore al loro pubblico. Parliamo di Chiara Cant (la seconda, da sinistra, nella foto), motion & graphic designer, nonché art director.

Il suo nome è legato a quello di The Magic Collective, dove si occupa in prima persona (o con un team di fidati collaboratori) di creatività, design e animazione – o meglio, motion graphics. “Questo mezzo, tra tutti quelli che la comunicazione offre, è uno dei miei preferiti per la possibilità di racchiudere in una manciata di secondi concetti che a parole richiedono minuti, in certi casi ore”. Ed è per questo che l’ha scelto per un progetto ambizioso come Sixtinction.

Da Vicenza l’appello all’imprenditore Elon Musk per fermare la Sesta estinzione. Da dove arriva questa sensibilità? Perché proprio Musk?
Ho scelto, o meglio, abbiamo scelto di lanciare un appello a Elon Musk non perché sia un cosiddetto eco-warrior o un accanito sostenitore delle tematiche legate alla salvaguardia ambientale, ma perché si è dimostrato una delle menti più brillanti e geniali che la Silcon Valley ha prodotto negli ultimi anni. Lanciare un appello a Elon Musk non vuol dire idolatrare il personaggio, ma riconoscere che ha la mentalità, la sfrontatezza e i capitali per provare a risolvere i problemi legati alla biodiversità in maniera sorprendente, ma soprattutto aggirando il fattore che rende grave questa crisi ecologica: la mancanza di tempo. La politica conosce il problema dalla perdita di biodiversità da decenni e non ha fatto quasi nulla. Anche se decidesse di muoversi ora avrebbe tempi di risposta difficilmente compatibili con l’urgenza di trovare soluzioni ora. Per Musk potrebbe essere la prossima grande sfida, per il mondo intero una maniera per ottenere un aiuto concreto per risolvere questa situazione che coinvolge tutti noi.

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Come ti sei informata su questa estinzione? Quali dati / fonti hai raccolto / visionato?
La parte della raccolta informazioni è stata molto intensa. Sapevo di non saperne abbastanza sull’argomento e, allo stesso tempo, più leggevo, più venivo a conoscenza della complessità del fenomeno. Sono partita da libri, quasi tutti in inglese, di giornalisti, biologi, esperti di biodiversità. Se potessi consigliarne due su tutti citerei sicuramente “Metà della Terra” di Edward O. Wilson e “La Sesta Estinzione” di Elizabeth Kolbert.
Lo step successivo è stato quello di accedere alle pubblicazioni scientifiche sull’argomento: in particolare, per chi volesse approfondire, suggerirei “Trajectories of the Earth System in the Anthropocene” tratto da Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca non si è fermata qui, perché il problema non era solo raccogliere informazioni tecniche sull’argomento. Un aspetto altrettanto importante era quello di capire perché un certo tipo di comunicazione ambientalista aveva “fallito” in passato e comprendere come poter portare avanti questo racconto evitando gli errori già commessi. Per questo ho fatto anche una ricerca su tutti quei pattern e modelli di comunicazione che si sono rivelati controproducenti per le cause “verdi”, per capire come traghettarli verso narrative più efficaci, comprensibili e coinvolgenti.

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Chiara, cosa ti fa più paura di questa estinzione?
Molti sono gli aspetti che mi terrorizzano. Attraverso migliaia di anni la diversità delle specie ha creato ecosistemi che forniscono il massimo livello di stabilità. Disboscando le foreste pluviali, alterando la composizione dell’atmosfera, acidificando gli oceani e decimando la fauna stiamo mettendo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. Il mondo in cui viviamo è come un grande edificio fatto di piccoli mattoncini: se continuiamo a togliere pezzettini alla base, è solo questione di tempo prima che crolli tutto.
Non stiamo parlando di qualcosa che accadrà in un futuro distante. Questo è il futuro che i bambini di oggi affronteranno nella loro vita.

Però sai in verità cosa mi spaventa in misura ancora maggiore? L’indifferenza delle persone. Sarà questa la chiave per fermare o meno l’enorme crisi ecologica.

Chiara Cant

Quindi come ti sei mossa oggi? Con quali strumenti?
Il progetto è iniziato molto semplicemente da un video. La prima domanda che mi sono posta è stata: come è possibile fare la differenza in casi simili? Avrei potuto fare un video “educational” e spiegare quanto è grave questa crisi. Perché, portando all’estinzione le altre specie, il genere umano sta recidendo il ramo su cui esso stesso è seduto. Ma avrei solo spaventato le persone e non avrei fornito soluzioni. Io volevo partire proprio dalle soluzioni.
Lo strumento dell’animazione è stato scelto perché è un mezzo potente che coinvolge le persone e allo stesso tempo fornisce la flessibilità per gestire qualunque tipo di concetto.
In particolare, la scelta è ricaduta sul collage animato perché mi avrebbe permesso di riutilizzare scansioni di illustrazioni originali che vanno dal quindicesimo al diciannovesimo secolo e che raffigurano piante e animali ormai estinti.
Ma nella complessità del progetto devo dire che il video è stata la parte più semplice. Adesso viene la parte più impegnativa: creare la massa critica per dare sostanza all’appello e vedere se una persona del calibro di Musk può cogliere questa sfida.

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Il video realizzato è a tratti crudo. Tu come lo descriveresti? Quale messaggio desideri venga recepito?
La realtà che viene raccontata è inevitabilmente cruda: il mio compito è stato quello di “alleggerire” il più possibile il messaggio. Per questo all’interno del video ci sono anche momenti ironici e di meta comunicazione: avevo bisogno di spezzare un racconto che per la sua gravità non è facilmente fruibile.

Non sei da sola. Chi ti affianca in questa sfida?
In questo progetto sono affiancata da tre donne e professioniste che lavorano nel settore della comunicazione e che sono, allo stesso tempo, molto sensibili alla causa.
Io mi occupo dell’analisi e dell’ideazione della comunicazione sia sotto il profilo del concept che per la parte operativa, oltre alla direzione del gruppo di lavoro.
Poi abbiamo due strategist, rispettivamente la fantastica Irene D’Agati per la parte digital e la bravissima Alice Testa per la parte di engagement, nonché ufficio stampa per l’estero, che curano la diffusione del progetto sui social e con me decidono le iniziative di comunicazione da portare avanti. Irene è una planner pazzesca, si muove con sicurezza su tutto il mondo digital ed è un passo avanti sulle ultime tendenze della rete. Alice è una figura assolutamente poliedrica: una donna di spettacolo, ma con una spiccata sensibilità per il mondo dei social e le dinamiche della comunicazione di matrice anglosassone.
Least but not last abbiamo la preziosa Francesca Bellemo, autrice di diversi libri e giornalista che ci supporta nei rapporti con la stampa.
Si deve a loro la nascita di questo gruppo.
Il team opera rigorosamente pro-bono e su base volontaria: ognuna di noi ha creduto nell’urgenza di comunicare queste tematiche dedicando tempo extra rispetto alle nostre professioni. Quando sai che c’è qualcosa importante da fare e che forse il tuo contributo può fare la differenza, trovi il modo per farlo.

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Women power… si può dire o è troppo “di genere”?
Non solo si può dire, ma bisogna dirlo. Potrei dare una risposta troppo lunga e forse autoreferenziale per spiegare perché le donne sono necessarie in questo momento storico sui progetti che hanno a che fare con la sostenibilità. Ma userò le parole di Alessandro Invernizzi:

“Il femminile è legato al prendersi cura, al guardare al futuro con speranza e dedizione. Il femminile è una visione più allargata. Una visione di comunità e di famiglia. È coraggio e sacrificio per gli altri, è responsabilità”.

Alessandro Invernizzi

Dal generale al particolare, pensiamo anche solo quello che sta facendo Greta Thunberg.

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Parliamo di tempistiche: quando sei partita con questo progetto? Dove sei arrivata? Che scadenze ti dai?
Questo progetto è partito più di un anno fa e all’inizio di quest’anno ha visto la sua nascita sotto forma di team. Nei mesi passati abbiamo lanciato il video e l’appello, e ora siamo in una fase che potremmo definire work in progress. Il progetto è giovane: c’è bisogno di farlo crescere. Allo stesso tempo abbiamo in mente diverse iniziative che potrebbero vedere la luce, alcune di queste decisamente poco convenzionali, ma non sono ancora in una posizione di poter anticipare qualcosa.
Abbiamo un obbiettivo ambizioso e tanti modi per raggiungerlo: dobbiamo solo capire quale funzionerà meglio.

Come ti immagini un possibile incontro con Elon Musk?
Tosto, probabilmente.
Ci sono tutta una serie di azioni concrete in merito alle quali il suo contributo potrebbe fare realmente la differenza. E in tempi brevissimi, che è il fattore che più di tutti incide su questa crisi.
Ma per scaramanzia adesso preferirei non dire nulla.

Che feedback hai ottenuto fino ad ora?
Il video sta girando molto bene e sta ottenendo un grande riscontro nei festival dedicati alle tematiche ambientali. Al momento abbiamo ricevuto sei selezioni ufficiali e il video è stato proiettato a New York, Barcelona, Milwaukee, Brisbane, Budapest e New Delhi. Alcuni di questi festival sono eventi internazionali, con ospiti di rilevo e un pubblico appassionato che segue numeroso questo tipo di tematiche. C’è persino un festival organizzato interamente da ragazzi ed entrare nella loro official selection è stato motivo di grande gioia per noi, perché è principalmente ai più giovani che abbiamo cercato di rivolgerci.

Che consiglio ti senti di dare a tutti coloro che leggeranno questa intervista? Cosa possiamo fare anche noi, nel nostro piccolo?
Nel nostro sito sixtinction.net sono spiegate le singole azioni che ognuno di noi può fare a livello collettivo e a livello individuale. Chiediamo a tutti di unirsi al nostro appello, usando attivamente #askelon e facendo girare il video di modo da raggiungere una massa critica e avere i numeri per bussare alla porta di persone come Elon Musk. È una sfida che può sembrare enorme e troppo ambiziosa. Ma non è nulla a confronto di quello che può accadere se la Sesta Estinzione continuerà il suo corso.

Sixtintion nei social
www.sixtinction.net
www.instagram.com/sixtinction/

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