Fortunale

Fortunale

Un temperamento mediterraneo, di quelli coinvolgenti e sicuri di quanto hanno intrapreso. Ivan Aloisio è il fondatore di Fortunale, un progetto di economia circolare che punta alla produzione di capi di lana biologica, tinti con fibre vegetali, pensati per essere naturali al 100%.

Una linea di maglieria che recupera antiche ricette di coloritura naturale e utilizza più di 200 ingredienti naturali (fiori, foglie, bacche, radici) per tingere i suoi capi, donando a ogni maglione colori e sfumature uniche. Raggiungo Ivan al telefono e il suo entusiasmo mi contagia immediatamente.

Ivan, dalla Puglia con furore. Cosa fa furore del tuo progetto?
Stiamo cercando di cambiare in meglio il mondo della moda. Si sa, lo stile italiano è riconosciuto nel mondo per la qualità e per la storia, ma c’è un aspetto meno bello: secondo Greenpeace l’industria tessile è la seconda più inquinante al mondo. A questo si aggiunge il notevole aumento di allergie, intolleranze e malattie della pelle, molto probabilmente dovute ai coloranti chimici che indossiamo. È giunto il momento di invertire la rotta. Oggi è necessario pensare a una moda bella, ma anche ecosostenibile. Fortunale vuole dare il suo piccolo contributo verso un nuovo modo di concepire l’abbigliamento.

Come ti è venuta l’idea di produrre capi di lana biologica, tinti con fibre vegetali e pensati per essere naturali al 100%?

Ho sempre avuto sensibilità ecologica, tanto da essere iscritto a Legambiente da 20 anni. Questo progetto era già nella mia testa da un po’ di tempo. Con i miei viaggi mi sono imbattuto in realtà inquinanti, soprattutto in India, dove ho visto il procedimento di tintura nocivo, e così ho deciso che potevo, anzi, dovevo fare qualcosa. Poi, quando è nato mio figlio Jacopo, 6 anni fa, mi sono detto “quando lui crescerà e mi chiederà che lavoro faccio, vorrei raccontargli di quel progetto che da sempre era rimasto nel cassetto, per potergli dimostrare che io ho provato a dare il mio contributo nel mondo”. Da qui ho dato il via a Fortunale, un progetto dalla gestazione lunga, perché ho dovuto fare una ricerca sui produttori di filati biologici, di tinture naturali… fino a quando, piano piano, sono stati realizzati i primi prototipi, ci sono piaciuti, e un anno e mezzo fa abbiamo lanciato una vera e propria linea.

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Il nome Fortunale a cosa fa riferimento?
Il Fortunale è un vento forte, simile a una tempesta. Al suo arrivo i marinai si affidavano alla fortuna, da cui il nome. La dirompenza, la forza e la capacità di cambiare lo stato delle cose sono le caratteristiche di questa perturbazione che vogliamo ereditare per cambiare in meglio il mondo della moda. E poi c’è il concetto di fortuna, che ci piace.

Ma tu che formazione hai alle spalle?
Io sono nato in un maglificio, poi ho intrapreso gli studi in scienze politiche, ma sono sempre rimasto nell’ambito dell’azienda di famiglia e ho avuto la fortuna di servire alcuni clienti importanti internazionali. Insomma, nel settore ci sono da più di vent’anni. Quello che metto oggi, di personale, nel progetto Fortunale, è la mia competenza nel settore tessile. Però per questo nuovo progetto avrei intenzione di fondare una startup. Il mio scopo è quello di convertire l’azienda in azienda green, puntare su una produzione totalmente ecosostenibile e, nel tempo, creare anche le linee donna e bambino. Poi, da appassionato di B-Corp, vorrei strutturare un’impresa sociale, un benefit per il territorio in cui lavoro.

Hai un partner di spicco, giusto?

Realizzando maglieria ecologica, mi è venuto facile instaurare una partnership con Legambiente che ci ha suggerito di piantare alberi per proteggere il territorio, assorbire CO2, creare lavoro. Così, per ogni maglia che consegniamo, piantiamo un albero nelle zone indicate dall’associazione ambientalista. L’albero viene numerato e il numero ricamato sul capo in consegna. Il cliente Fortunale adotta così un albero e il maglione diventa un pezzo unico.

Hai anche altre collaborazioni in essere?
Sì, con l’Università di Bari. Plauto è un progetto universitario di recupero lane autoctone. Le lane dei pastori di Puglia e Basilicata oggi non vengono valorizzate, ma trattate come rifiuti. L’università sta cercando di riorganizzare lo smaltimento di queste e dare loro un valore: un progetto, in pratica, per trasformare la lana da rifiuto a risorsa. Noi siamo inseriti in questo programma. Se le lane saranno producibili, noi andremo a realizzare i maglioni. Insomma, una produzione a “km quattro”: dalla pecora alla maglieria. Attraverso questo progetto abbiamo scoperto che la razza autoctona ovina dell’Alta Murgia si chiama “gentile di Puglia”, perché la lana è particolarmente soffice, quindi ottima da utilizzare.

lana

Quindi quanta Puglia c’è nelle tue maglie?
Tanta: per il progetto universitario, perché la nostra azienda è radicata in questa Regione, perché il cartone riciclato del packaging è prodotto da un’azienda pugliese con brevetto internazionale e perché Legambiente Puglia è il mio primo partner. La tintura naturale delle lane viene invece fatta a Biella, in quanto lì sono particolarmente specializzati.

Nella tua innovazione c’è molta tradizione: recuperi antiche ricette di coloritura naturale.
Sì, abbiamo rivalutato le ricette usate fino al 1860, quando non era ancora entrata in vigore la chimica. L’uomo, nella storia, ha sempre utilizzato le piante tintorie. Abbiamo ripreso in mano questo processo artigianale e lo abbiamo reso industriale. Così facendo, la nostra tintoria partner ha ricevuto in esclusiva mondiale la prestigiosa certificazione Woolmark Approved Natural Coloration Technology.

coloritura

La maglia è pure riciclabile. Cosa vuol dire?

Questa è stata una sorpresa anche per noi! Ho contattato aziende che riciclano il tessile, ho mandato loro dei campioni e mi hanno comunicato che producendo pura lana, senza fibre sintetiche all’interno, non è necessario, per loro, sdoppiare le fibre al riciclo. In più c’è tintura naturale che, con un processo di vaporizzazione ad alto grado, viene eliminata. Alla fine di tutto, la maglia è recuperabile all’80%. Per farvi capire, attualmente parliamo dell’1 o 2% di riciclaggio del tessile a livello mondiale. Vista l’alta percentuale di recupero, chiediamo al cliente che non vuole più utilizzare il maglione, di mandarlo indietro per riciclarlo e, in cambio, gli offriamo un buono del 30% sull’acquisto di un nuovo capo. Abbiamo lavorato anche sul packaging, realizzato con cartone riciclato e riciclabile. Pure il cartellino con i dati di taglia avrà un secondo utilizzo (porta auricolari o biglietto da visita). Ogni cosa da noi progettata deve avere una seconda vita.

maglione FortunaleMa dove troviamo le tue maglie?
Abbiamo sperimentato kickstarter, sito web americano di finanziamento collettivo per progetti creativi, per lanciare il prodotto. Stiamo ora creando il nostro sito online per la vendita diretta. Probabilmente avremo anche dei negozi di riferimento, ma la rete commerciale va creata passo dopo passo.

Tanti i pro di Fortunale. Quali i contro?
Abbiamo dei costi di produzione molto elevati per la tintura naturale, per la lana biologica… chiedere al cliente un costo più alto per un marchio non così conosciuto solo per sostenere l’ecologico non è facile, ma devo dire che la partenza è stata interessante. Con kickstarter abbiamo ricevuto quasi 170 ordini, metà dei quali provenienti dall’estero. Il sito è stato visitato da oltre 35 mila persone. C’è interesse dal mondo della stampa e dei social. Questo ci fa capire che siamo sulla giusta strada. Ora tocca a noi rispondere concretamente a questo sostegno. I capi da produrre dovranno essere perfetti.

Si sta aprendo un mondo sulla moda etica. Ci sono attenzione e sensibilità. Che cosa ne pensi?
Sono perfettamente in linea con questo nuovo modo di intendere la moda, perché mi rendo conto che il fast fashion è deleterio: punta solo sui prezzi e non sui lavoratori, e ciò incide fortemente sulle condizioni di questi ultimi; in più produce capi utilizzati per poco tempo e non recuperabili per centinaia di anni. Dobbiamo ritornare all’idea di comprare un capo in meno, ma di qualità, che valorizzi l’artigianato e possa avere una seconda vita. Alla fine avremo un’economia di meno fatturato, ma più sana da tutti i punti di vista. Chi acquista un capo Fortunale sostiene una filosofia etica ed economica.

modello Fortunale

Fortunale nei social:
https://www.facebook.com/fortunalenature/

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