Manuela Padoan

Manuela Padoan

Manuela: nome proprio di persona, femminile, singolare. Donna di 33 anni oggi (18 maggio 2020, buon compleanno! ndr), vive a Vicenza e ama le cose semplici: impastare il pane e il suo profumo appena sfornato, le torte, i pranzi e le cene in famiglia, i weekend in montagna con il compagno e la cagnolona Harper, le chiacchiere con gli amici e la condivisione di un buon bicchiere di vino in compagnia. Cantautrice, musicoterapeuta, dott.ssa in Psicologia.

Al momento sta frequentando il tirocinio professionalizzante al csm (centro salute mentale) di Montagnana (Padova) per concludere un altro pezzo della sua formazione e fare l’esame di stato a giugno 2021, così da potersi iscrivere all’albo degli psicologi. Nel suo percorso di studi una certezza: la musica.

Ricordo ancora la mia tesina alle superiori e il voler parlare di musica da diversi punti di vista: filosofico, pedagogico, storico ecc.

musica

Manuela ha approfondito l’ambito musicoterapeutico per curiosità. Durante gli studi in psicologia desiderava conoscere un approccio pratico e concreto che unisse queste sue due anime, così ha deciso di prendere il diploma di laurea nella scuola di specializzazione “G. Ferrari” di Padova collegata all’università Jean Monnet di Bruxelles.

Musica e psicologia si sono intrecciate nel mio percorso formativo e di vita.

Manuela usa la scrittura in modo catartico per entrare e attraversare i suoi diversi processi di cambiamento.

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A me aiuta davvero tanto poter scrivere e poi cantare ciò che scrivo. Con i miei pazienti vedo quanto può aiutare anche gli altri e per aiutare gli altri con responsabilità ho sentito il dovere di formarmi sempre di più anche in ambito psicologico.

Al momento sta frequentando a Milano (online) un master in fisiologia e psicologia perinatale per supportare al meglio le coppie e le donne che si affidano a lei in gravidanza, perché la voce è strettamente interconnessa con il parto, è utile vocalizzare, accogliere il proprio suono in modo funzionale, cantare in modo psicofonetico può essere un efficace analgesico naturale e permette una buona relazione con il nascituro. A luglio ha in programma di iniziare la formazione in Psicofonia, una disciplina che utilizza la voce come strumento terapeutico: un metodo potentissimo che ha vissuto in primis su se stessa. Per il 2021 si sta orientando verso una scuola di psicoterapia, ma meglio non andare troppo in là con il pensiero.

Manuela, com’è il tuo stile musicale?

Credo che il mio stile si possa definire cantautorale, leggero, pop. Ho sperimentato varie cose e credo di essere ancora in fase di sperimentazione. Inizialmente mi sono affidata molto a consigli di musicisti esterni e più esperti di me, ora però sto cercando di ascoltarmi sempre più nel profondo e accogliere anche la mia semplicità artistica. A volte, per paura di non essere compresa, ho indossato abiti non propriamente miei. Ed è andata benissimo così, perché sono cresciuta e da ogni collaborazione ho imparato tantissimo. Ora, forse perché piano piano sto imparando a credere di più a me stessa come persona prima che come professionista, sto cercando di sperimentare diversi abiti per trovare quello o quelli che sentirò più miei. Probabilmente sarà una continua ricerca, probabilmente non finirò mai di sperimentare, probabilmente l’abito più bello sarà quando riuscirò del tutto a mettermi a nudo.

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Ti ispiri a qualcuno quando scrivi e canti?

Al momento sto ascoltando moltissimo Tori Amos. In generale tutto il cantautorato italiano, Dalla, De Gregori, De Andrè. Al femminile, Mina e Carmen Consoli. Per quanto riguarda la musica internazionale, sono tornata alla fissazione con i Sigur Ros e non riesco a staccarmi da lì.

Di cosa parli nelle tue canzoni?

Parlo di me, delle mie esperienza e anche di esperienze che mi sono state raccontate o che sono state vissute da persone a me vicine. Parlo di emozioni, di diversità di vissuti, di relazioni, di leggerezza e di profondità. Così come nella musica, anche nella vita. Scrivo quello che sono, che vivo, che penso. Non a caso il mio primo disco ho deciso di chiamarlo Alma, anima, la spinta che mi porta a scrivere le canzoni che è qualcosa di interno e necessario per me. Come definire le mie canzoni non lo so, non so se riesco a definirle.

Penso ad alcune immagini, come quella di una coperta calda quando si ha freddo, di un gelato al cioccolato quando di desidera qualcosa di buono, di un abbraccio di conforto nel quale abbandonarsi nel momenti di difficoltà, di un ballo tra amici ad una festa di compleanno, di una mano che si tende da afferrare per fare quel passo che si attendeva da tempo.

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Sei cantautrice. Da dove prendi ispirazione per le tue canzoni?

Da niente e da un sacco di cose. Dalle persone che incontro, dalla mia famiglia, da un racconto, dalla noia, dal silenzio, dalla natura. Ciò che vivo è la mia ispirazione.

Oggi, 18 maggio, esce il tuo nuovo singolo, Resta, una canzone che parla di amore e del coraggio di restare quando si ama. Come è nata?

Bello che tu mi chieda com’è nata perché oggi, giorno del mio compleanno, penso alla mia nascita 33 anni fa e a mio padre che andava ad annunciare a tutti che era arrivata una femmina in famiglia. Mi verrebbe da dirti che è nata come me, come una grande sorpresa, come un grande dono che la vita mi ha fatto. Parla di amore, sì. L’ho scritta dopo qualche mese che ho conosciuto il mio attuale compagno. Dopo il divorzio dal mio ex marito e alcuni anni di percorso terapeutico in cui avevo imparato a contare su di me e a sposare in primis me stessa amandomi, è arrivato lui. Ero tornata da poco dal mio viaggio umanitario in Madagascar, un’esperienza pazzesca e questo incontro è stato per me un dono enorme. Un uomo a cui, anche con questa canzone, ho chiesto di restare accogliendomi così come sono, con tutte le mie paure, con tutti i miei limiti e tutti i miei difetti. Qualche amico ha detto che “è stato bravo a non scappare” dopo aver ascoltato questa canzone, perché poteva sentirsi un po’ di pressione addosso, però credo che quando si ama, e si è amati, il bello sia proprio quello di restare. Restare a supportarsi e a vedersi nonostante tutto. Poi credo che sia amore anche lasciare andare e andarsene quando una relazione intrappola e non fa più bene ad entrambi. Però il mio “resta” è proprio chiedere a questa sorpresa meravigliosa che avevo appena incontrato di restarmi accanto e penso che nell’amore, quello che rispetta e vede l’altro, sia una bella richiesta da farsi, tutto qui.

Dietro al singolo Resta c’è anche un lavoro speciale di artwork e videoclip.

Sì, che ho condiviso con due amici speciali, il mio ex marito, che da sempre segue i miei videoclip e una mia cara amica, architetto e illustratrice (invece l’arrangiamento è stato curato da me assieme a Luca Sammartin). Perché quando c’è amore, resta anche chi si lascia andare e chi ti lascia andare. L’artwork di Resta, le lettere del titolo che in questi giorni ho rivelato con il conto alla rovescia, la copertina del singolo e tutti i disegni presenti nel videoclip sono stati creati da Roberta Nardi, un’amica architetto e illustratrice che vive a Boston la quale, conoscendomi nel profondo, ha cercato di raccontare la nostra storia con una delicatezza e una precisione davvero incredibili, raccontando di noi ieri, oggi e domani.

Resta

E Mauro Giordani ne ha curato il montaggio e l’editing assemblando i diversi disegni nella timeline della canzone e riuscendo a dare quella dinamicità che il racconto di una storia richiede. Sicuramente sono di parte, ma tutte le volte che lo guardo mi emoziona e resto incollata fino alla fine per rivedere come scorre tutto.

La prossima canzone in uscita parlerà di autismo. Perché una tematica simile in musica?

In realtà la prossima uscita sarà un Ep sul Madagascar dove racconto un po’ con i miei occhi quella che è stata un’esperienza magica. La canzone sull’autismo doveva già essere uscita. Era in programma per il 2 aprile 2020 (giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo), ma il coronavirus ci ha fermati. Una tematica simile in musica, perché durante il mio tirocinio di musicoterapia ho conosciuto questo ragazzo autistico che mi ha insegnato tanto e anni fa ne avevo scritto una canzone. L’avevo suonata anche ad un concerto organizzato da un’associazione per l’autismo e con Outismore, realtà che segue ragazzi autistici per sostenere e promuovere una loro buona inclusione sociale, avevamo pensato di pubblicarla coinvolgendo i giovani. Avevamo organizzato una specie di festa dove riunirci e raccogliere altro materiale video, ma il divieto di assembramento ci ha fatto mettere in pausa questo progetto. Appena sarà possibile, ci incontreremo, finiremo le ultime riprese video e pubblicheremo la nostra canzone per sensibilizzare la società su questo tema.

Pensa che sono riusciti a cantare ragazzi che di solito nemmeno parlano. Credo sia magico e, per me, davvero emozionante.

Live

Non solo Resta, ma tutte le tue canzoni affrontano temi che parlano di mente e anima delle persone, come Le donne possono fischiare, una canzone che parla del coraggio di fare quello che si è, contro ogni luogo comune. Senti di avere un potente strumento in mano (la musica) per smuovere le coscienze?

Le donne possono fischiare è andata anche in rotazione radiofonica nazionale, ma è stata un po’ snobbata e definita banale in alcuni concetti. Il che potrebbe anche essere vero, non discuto i diversi punti di vista, ma talvolta non è banale parlare di concetti semplici. Purtroppo ci sono ancora persone che non sono del tutto libere di viversi per ciò che desiderano. Noi abbiamo anche il lusso di potercele fare certe domande, ma non siamo tutti nella stessa situazione. Sono sicura di avere strumenti potenti tra le mani: la musica, la voce, le parole. Io li condivido e chi vorrà prendere in mano questa palla per iniziare la partita mi troverà pronta a giocare.

Le donne

Sei riuscita a prendere la musica e trasformarla doppiamente in professione: sei cantautrice, come abbiamo detto, ma anche musicoterapeuta e (quasi) psicologa. Che strumento diventa, qui, la musica? Cosa può fare?

Qui la musica può essere uno strumento di ascolto e quindi prevalentemente passivo, però potrebbe diventare uno strumento attivo se chi ascolta decide di ascoltare profondamente il testo, cantarlo, ascoltare cosa gli vibra di più e di meno, cosa lo fa piangere, cosa lo fa ridere. Poi si può rielaborare tutto con un terapeuta, ma l’ascolto può essere una prima base di partenza per lasciarsi vibrare dentro, per lasciarsi emozionare, per lasciarsi guardare e accompagnare.

Ti definiscono “Manuela, la dottoressa della voce”, perché nelle tue terapie utilizzi anche questo strumento, oltre la musica. Che capacità nasconde (ma neanche tanto) la voce?

Ah sì, questa definizione mi ha fatto tanto sorridere. Una bambina che seguivo in terapia per stimolare la sua produzione verbale e fonologica disse alla mamma: “andiamo dalla dottoressa della musica oggi?”. Poi tengo il mio omnichord (uno strumento elettronico di circa fine anni ’70 che uso nei miei concerti) in una valigetta che sembra quella di un dottore, quindi osservandomi sorrido da sola pensando a definizioni tipo “la dottoressa della musica” o “la dottoressa della voce”. La voce ti attraversa. Per realizzare un suono vengono coinvolti diversi apparati e sistemi del nostro organismo, come l’apparato respiratorio, l’apparato locomotore e il sistema nervoso. Per vocalizzare e per cantare mettiamo in gioco e in attivazione tutto il nostro corpo e la forza di coinvolgere il corpo in un processo terapeutico, dove noi siamo abituati a razionalizzare e a mentalizzare tutto, spesso attiva dei canali non verbali ed emozionali, difficilmente accessibili in altro modo.

concerto

Hai fondato Spazio Incanto, “un luogo in cui stare bene”. Cioè?

Spazio Incanto è un luogo piccolo, e dal cuore grande, che offre servizi terapeutici alla persona, alla famiglia, alla scuola e all’azienda. Ci occupiamo di psicologia, pedagogia, musicoterapia e arteterapia. Siamo a fianco di donne, uomini e bambini, anche con la collaborazione di Kirikù spazio ostetrico. È un luogo in cui si può stare bene, nel senso che, chi vuole, può scegliere di fare un percorso sapendo di essere accompagnato da una squadra di professionisti qualificati e con uno sguardo attento verso un approccio multidisciplinare.

Manuela, cosa canti sotto la doccia?

Mah… di tutto… lascio che i miei deliri possano essere lavati da uno shampoo profumato. Vocalizzo, poi fingo di essere una cantante lirica, a volte rap, a volte parlo, a volte faccio suoni strani con l’acqua. Il tutto abbellito da movenze di danza che un’étoile sicuramente invidierebbe. Però adesso ammetto che canto un po’ dentro un po’ fuori, perché cerco di fare la doccia in velocità per sprecare meno acqua. La natura ci sta chiaramente chiedendo aiuto quindi nel piccolo ci si prova.

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One thought on “Manuela Padoan

  1. Intervista fantastica, Manu è una artista bravissima che prima di cantare con la voce, canta con cuore e respira con l’anima… Le auguro tanto meritato successo

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