The Cotton Bag

Riccardo Strukul

Il CV del 33enne vicentino Riccardo Strukul si può riassumere così: diploma in agraria, laurea in economia, Erasmus a Madrid, stage di quattro mesi in Italia (dormendo su un divano di una casa-vacanze a Peschiera del Garda), tre mesi ad Hanoi, in Vietnam, dove insegna inglese, quattro mesi di viaggio nel sud-est asiatico, zaino in spalla e dieci dollari al giorno (per trasporto, vitto e alloggio), un paio di lavori nella logistica a Bruxelles.

E poi il ritorno in Italia, ad aprile 2019, per lanciare The Cotton Bag, un’idea maturata proprio in Belgio, dove era solito andare a fare la spesa in un mercato coperto, con prodotti sfusi e uso ridotto della plastica. Apre, il 23 novembre 2019, il primo food market vicentino, in via Quintino Sella.

The Cotton Bag

The Cotton Bag. Partiamo dal nome. Perché questa scelta?
Nel nome c’è il riferimento alla borsetta di cotone, realizzata in collaborazione con Wrad, che altro non è che la contrapposizione alla classica borsa di plastica.

wrad

Riccardo, cosa troviamo nel tuo negozio?
Frutta e verdura sfusa, solo prodotti di stagione italiani, possibilmente veneti, pane, grazie alla collaborazione con Pan Ti Voglio, prodotti sfusi secchi locali (pasta, riso, cereali, legumi, frutta secca), semi oleosi per colazione e per condire l’insalata. C’è poi la parte di confezionati: vino, olio, marmellate, miele, zafferano, creme al cioccolato, creme salate. E, infine, la parte per la cura del corpo con prodotti naturali, ma senza plastica, come lo shampoo e il sapone solidi, dentifricio in pastiglia.

legumi sfusi

Come sta andando?
Ci sono interesse e sensibilità, ma c’è da lavorare ancora. Molte persone, soprattutto over 60, appena varcata la soglia del negozio – vedendo i prodotti sfusi – esclamano “Che bello! Come una volta”.
Vogliamo passare l’idea di godersi il momento della spesa. Per questo abbiamo creato uno spazio con tavoli, wifi, acqua e tè gratis, per fermarsi, fare due chiacchiere, mettersi a leggere o lavorare. C’è chi è venuto a fare pausa pranzo qui e a lavorare.

Non solo spesa, ma anche eventi. Cosa proponete?
The Cotton Bag propone tre filoni: “Chi lo ga fato?”, incontri con i produttori una volta al mese, “Trash Talks” sull’ambiente, “Aperitivo come Dio comanda”, appuntamenti con la dietista. E non è finita qui. È recente l’introduzione del servizio di consegna cesti settimanali negli uffici: ogni lunedì arriva in studio la frutta da condividere con i colleghi. Infine, per le persone anziane che non possono raggiungere la postazione assicuriamo la consegna della spesa a casa gratuitamente.

eventi

The Cotton Bag si fonda su tre pilastri: l’eliminazione della plastica, il sostegno ai produttori locali, la condivisione. Parliamo dei produttori.
Faccio tanta ricerca e li incontro personalmente. Con loro creo un rapporto di fiducia e collaborazione.

Dò loro voce per far capire ai clienti che fare la spesa non soddisfa solo il bisogno di mangiare, ma è un momento per capire che dietro un semplice prodotto come un’insalata, ci sono un grandissimo lavoro, legato strettamente all’incontrollabile clima, e una storia.

verdura

Ma come si arriva allo zero spreco?
Il plastic free è una cosa a cui tendiamo, ma a cui non siamo ancora arrivati completamente. Abbiamo i sacchetti di carta; le cassette per fare la spesa sono un riciclo; ora sono in contatto con una realtà di Monteviale che recupera scarti di frutta e verdura per farne compost e “ridare vita” a nuova frutta e verdura; scontiamo la frutta e verdura “brutta, ma buona” (no spreco alimentare); abbiamo plastica che entra in fornitura, e stiamo facendo un report di trasparenza: pesiamo la plastica in entrata, ogni mese la rapportiamo al venduto, e da marzo pubblichiamo, in totale trasparenza e pubblicamente, la plastica che ci arriva per capire i metodi correttivi da intraprendere per eliminarla. Inoltre, noi siamo completamente plastic free nel punto vendita.

plastic free

Il food market è il futuro?
Sì. Lo sfuso è un modo di fare la spesa, ma c’è anche un nuovo concetto che viene trasmesso: quello di avvicinarsi al produttore, di conoscerne la storia, i sacrifici.

È un ritorno alla terra.

Vorrei ricreare un “alveare”, ossia mettere a disposizione questo spazio, una volta a settimana, a produttori di salumi, formaggi e altre cose che non ho, per offrire anche questo servizio.

frutta

Completa:
– che tipo di spesa fai?
Piccola, ogni settimana, per avere il prodotto sempre fresco;
– cosa non manca mai nella tua lista della spesa? Arance in questo periodo e la batata rossa. L’ho scoperta in Belgio e non ne posso più fare a meno: dal riso al forno alle zuppe…;
– cosa vorresti inserire in The Cotton Bag? Tè, tisane e caffè. Ho già trovato una microtorrefazione di Treviso che ha il contatto diretto con i coltivatori di caffè in Sud America e assicura una filiera etica. L’idea è di venderlo sfuso, in chicchi, e di mettere a disposizione dei clienti la macina. Più avanti vorrei aggiungere anche la birra artigianale;
– cosa va per la maggiore? Il fresco va bene, perché è di alta qualità, e il pane.

workshop

Riccardo, a chi ti senti di dire grazie?
Non sarei dove sono oggi senza l’apporto fondamentale di Marta Gadea, originaria di Barcellona, e Sofia Ortile, che mi danno una mano in negozio e gestiscono, rispettivamente, il marketing e il contatto clienti. C’è poi Giovanni Dalla Palma che sta dando una mano con alcuni progetti, come quello del report della plastica, e lo fa nel suo tempo libero per pura passione.

The Cotton Bag nei social:
https://www.facebook.com/thecottonbag/
https://www.instagram.com/the_cotton_bag/

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