Luigi Leuce

luigi leuce

Versione sintetica e diretta: “Sono uno che disegna, che non ha mai smesso di farlo e che ancora vuol farlo”. Versione poetica: “Sono un sognatore, uno che vive a colori tutte le sfumature delle giornate, che trae sempre il lato positivo e che se non c’è, lo crea. Sono una persona molto sensibile, appassionata del proprio lavoro e molto molto curiosa, motivo per il quale non smetto mai di cercare cose nuove che fanno bene al cuore”.

Il sognatore-disegnatore è Luigi Leuce, illustratore e art director meridionale, ma ormai in pianta stabile (da 12 anni) nella bella Torino. Dopo una laurea all’Accademia di belle arti e diversi anni passati in un’agenzia di comunicazione di Torino, eccolo nel mondo di freelance con un obiettivo: portare ogni giorno quel cuore oltre il colore. Tra le sue collaborazioni figurano nomi come Superga, Corriere della Sera, La Stampa, Rolling Stones Italia, Expert, Campari. Follemente innamorato del suo lavoro, prova (e pare riuscirci!) regalare emozioni colorando momenti e scrivendo storie.

UN POSTO BELLISSIMO

Luigi, partiamo da lontano. Quando e perché ti sei avvicinato al mondo dell’illustrazione?
Non ricordo un momento ben preciso, ricordo però che disegno sin da tenera età. Da bambino passavo le mie giornate a copiare i fumetti di Charlie Brown, Lupo Alberto e leggere i fumetti di Jacovitti, Charlie Brown (appunto). Mi affascinava l’arte in tutte le sue forme.
Da copiare fumetti, un giorno ho ben pensato di camminare con le mie gambe e ho iniziato a creare personaggi miei: mi divertiva l’idea di creare buffi amici con nasi grandi, testa piccola, gambe lunghe. Adoravo il cartoon comics.

NON MOLLARE MAI

Finché un bel giorno ho deciso di emigrare al nord nella speranza di trovar fortuna e non abbandonare per nessuna ragione al mondo la mia passione: il disegno. Mai fu fatta scelta più bella, una grossa sfida ma, ad oggi, ben riuscita – devo dire -. Questo mi ha permesso di spaziare e conoscere in modo più approfondito anche la grafica, la pubblicità e la comunicazione. A tal punto da ampliare il mio mondo a colori per dedicarmi alla grafica pubblicitaria ed editoriale. Un mondo che ho adorato sin da subito.
Il risultato?! Beh… una bella fusione tra illustrazione e grafica, amore per il manifesto anni ’70, nomi come Depero, Cappiello, ma anche Van Gogh, Dalí, De Chirico, Warhol… insomma amore per l’arte e amore per la pubblicità mi hanno dato modo di creare uno stile sempre più mio, ma molto vicino a ciò che da sempre mi affascina.

“Il cuore, oltre il colore” è lo slogan che ti accompagna. Come lo spieghi?
Questa frase l’ho concepita in un modo molto particolare, forse anche il più triste della mia vita finora, dopo una delusione in amore e subito dopo una seconda delusione grandissima a livello lavorativo.

Io, che fermo non so stare, ho deciso di ribaltare la scrivania, mettere colore su bianco, e ho capito che quello era il momento giusto per fare un enorme passo, portare, da quei giorni e per sempre, il mio cuore, oltre il colore. Una sorta di promessa a me stesso, ma anche a chi sceglie la mia arte.

I colori li conosciamo tutti, sono quelli, puoi aggiungere più rosso nel giallo per avere un arancio forte, ma i colori restano quelli. La differenza in questo caso la fa il cuore, ovvero quanto giallo pensi di mettere per ottenere l’arancio? Lascia che lo decida il tuo cuore, non sbaglierai affatto. E da qui, il cuore, oltre il colore. Sempre, in tutto quello che mi accompagna, che creo e che dono al mio pubblico.

IMPORTANTE SORRIDERE SEMPRE

Per cosa si caratterizza il tuo stile?
Come già citato prima, adoro alla follia il manifesto pubblicitario anni ’70 e amo il vintage. Da piccolo, oltre a disegnare i fumetti di Charlie Brown, guardavo i film di Charlie Chaplin. La sua bombetta e il suo bastone mi hanno da sempre affascinato. Da questi elementi, il mio stile vintage, ma molto contemporaneo, fatto di forme che sorridono, si innamorano, parlano e accompagnano le mie tavole. Oltre al vintage, uso colori molto accesi, a volte perché mi definisco per alcuni aspetti anche molto pop.

Quindi, in sintesi, posso dire di essere su una sorta di Pop Vintage, mi è concesso?!

ESTERNO DENTRO TE

Concesso! Nel tuo CV figurano collaborazioni con nomi importanti, dicevamo. Come sei entrato in contatto con questi brand?
Sì, ho avuto il piacere di collaborare con Superga, Acqua San Bernardo, Il Foglio, La Stampa… Entrare a contatto con certi nomi devo dire non è semplice, ma io, da curioso quale sono, le opportunità me le cerco spesso. Non sempre va come vorrei, ma quando va, beh… il risultato lo leggete nei nomi con i quali ho collaborato. Altre volte invece sono loro a cercare me, e lì forse è la sfida più grande, perché devi cercare di non deludere le aspettative. Ma finora le aspettative sono state sempre positive, le collaborazione molto colorate e belle e, anche in questo caso, l’aver portato quel “cuore oltre” ha funzionato alla grande.

Luigi, commenta con una breve frase:
Luigi e il vintage
Indosserei volentieri una bombetta e un bastone e abbraccerei uno dei miei buffi personaggi, se solo potessi entrare nei miei poster.

Luigi e lo storytelling
Ho scoperto da poco che raccontare un segno, un colore, mi fa stare bene e mi rende ricco di emozioni, più di un colore. E allora scrivo quello che disegno, o disegno quello che scrivo. Insomma, racconto.

Luigi e Torino
Torino mi ha dato molto e io devo molto a Torino. Starmene fiero nel salotto d’Italia mi rende orgoglioso della mia passione.

Che rapporto hai con il foglio bianco? Ansia da prestazione o libertà creativa?
Domanda lecita e molto particolare. Il foglio bianco non è sempre un buon amico, ma quando lo è regala certi viaggi che mi fanno sentire un supereroe (ma con bombetta non col mantello). Quando è meno amico, invece, decide di prendersi anche tante strisciate di gomma. Ma alla centesima, regala sempre e comunque certe idee preziose. Insomma, direi un bel 50 e 50 tra ansia da prestazione o libertà creativa.

Però è una fase bellissima quella della matita e del foglio, permette alla mia mente di viaggiare oltre confine e tornare a terra con una bellissima luce negli occhi.

Tutto sommato ho un bellissimo rapporto anche col foglio bianco.

STASERA BRILLI

Con quali strumenti lavori?
Oltre al metodo classico matita e taccuino, il mio pane quotidiano è Illustrator, lavoro in vettoriale e uso Illustrator per creare le mie illustrazioni. Ultimamente mi sto affacciando all’iPad con Procreate, ma devo studiare ancora bene per dire di poterlo usare al posto di Illustrator, anche se una delle mie ultime collaborazioni con un Brand che spero presto di mettere online e farvi vedere, è stata gestita totalmente con Procreate. Sorpreso, anche io, ma è ben riuscita e sono contento del risultato… presto vi farò vedere.

Che cosa funziona in un’illustrazione, a parer tuo? Quali sono gli “ingredienti segreti” che la rendono efficace?
La sensibilità del momento. Non è una cosa facile, ma è un bel trampolino di lancio. Prima di qualsiasi cosa, che possa essere la palette, il tratto, il pennello. Credo che il momento fondamentale sia determinato dai pesi dei soggetti nel concept che si immagina di voler realizzare. Le posizioni e le azioni che queste svolgono. Poi, in seconda battuta, l’ingrediente forte è il colore, saper accostare una giusta palette anche con due colori credo sia di grande aiuto al messaggio che si vuol dare.

Poi, nel mio caso, mi accorgo che ciò che disegno funziona quando una persona si sofferma sulla mia arte e sorride, accenna un sorriso o scoppia a ridere. Trovo che sia la forma più bella ed emozionante per capire se ciò che ho messo su foglio funziona e diverte soprattutto.

ILMEGLIO DI TE

Cosa diresti a chi vuole intraprendere la strada dell’illustrazione?
Di non smettere di sognare, ma spingere, sporcarsi le mani per concretizzare questo sogno (purtroppo non è possibile vivere di soli sogni). Vedere il tutto come un grande puzzle, a piccoli pezzi, anche sbagliando gli incastri, ma non mollare mai la presa. Alla fine il puzzle sarà infinito, ma metterci i pezzi giusti nel momento giusto fa sì che la strada sia sempre dritta e, anche se in salita, sarà una bellissima crescita per cercare un proprio stile sperimentando sempre cose nuove.

ANDIAMO A-MARE

Per te, quale consiglio è stato particolarmente utile “a suo tempo”?
Più che un consiglio, una frase detta da una persona a me molto cara che è mancata e che non condivideva appieno la strada che volevo prendere, ma che allo stesso modo mi ha donato una frase di una canzone che tutti conosciamo:

Sogna ragazzo, sogna.

Inconsciamente, se pure non condivideva ciò che io volevo fare da grande, mi ha aiutato a farlo. Ed eccomi qua.

Si parla di sogni nel cassetto… e tu hai “un’illustrazione nel cassetto”? Qualcosa che vorresti assolutamente mettere nero (o meglio, a colori) su bianco?
Di sogni ne ho fin troppi, forse. Sicuro nel cassetto al momento ho tanti scarabocchi che presto prenderanno forma. Ma una cosa la vorrei mettere colori su bianco e non su un foglio, ma su un muro. L’idea di fare un mio murales con miei personaggi su un muro gigante mi entusiasma veramente un sacco.

Questione “diritti d’autore”: ti è mai capitato di vederti “plagiare” un’illustrazione?
Oh beh sì… quella più gettonata è una: “Sprtiz(o) di gioia”. Ormai rivisto in tutte le salse. Addirittura stravolto nelle sue forme quel povero personaggio e riadattato per una comunicazione.
Semplicemente ho cercato di rispettare lui, prima che me, facendo eliminare ogni traccia e sto lavorando per ottenere il copyright almeno su questa illustrazione che, al momento, è la più in voga.

SPRITZ(O) DI GIOIA

Poi altri episodi piccoli, ma dove chi ha copiato dice di averlo fatto in modo “ingenuo”, non conoscendo normative varie. Stento sempre a credere, ma la risolvo dicendo che se i miei personaggi si lasciano copiare, beh… forse attirano l’attenzione!

Se non fossi diventato illustratore, cosa avresti fatto?
Il pasticciere. Adoro i dolci e trovo che sia un mondo anche quello molto colorato, fatto di cose belle e buone che fanno stare bene. Poi trovo che lo chef, o il pasticcere in questo caso, sia un super creativo anche lui. Perciò avrei fatto lo stesso il creativo, ma non con colori, matita e pennello, bensì con frullatori, spatole e panna. Peccato che non faccia per me, perciò meglio se i dolci o i pasticceri li disegno.

FOOD PORN

Luigi: si vive di illustrazioni?
Si vive.

Certo, sarei bugiardo se dicessi che si vive nel lusso, ma il vero lusso qui è donare colori al mondo, che forse ne ha bisogno più di ogni altra cosa.

Ok ora smetto di sognare e ti dico sì, non è facile, bisogna sgomitare tanto, non fermarsi e aspettare che qualcosa piova dal cielo, ma se ci mette sempre quel colore in più, anche solo uno, a fine mese la differenza sul conto la vedi. E vivi, bene e a colori.
Il segreto sta nel volersi mettere sempre in gioco e accettare diverse avventure. Mai di lavorare gratis, quello no, ma cercare modi per mettersi in gioco credo sia un ottimo ingrediente per vivere anche solo disegnando e far in modo che la gente ti paghi per fare “dei disegnini”. Questo è bellissimo.

INCASTRO PERFETTO

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