Enrico Giovannini

Giovannini

Enrico Giovannini è Professore Ordinario di Statistica economica all’Università di Roma Tor Vergata e docente di Sviluppo sostenibile alla LUISS. È fondatore e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), una rete di oltre 240 soggetti della società civile creata per attuare in Italia l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

È stato a capo della Direzione Statistica e Chief Statistician dell’OCSE (2001-2009), Presidente dell’ISTAT (2009-2013) e Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (2013-2014).
Lo abbiamo avvicinato lunedì scorso, 21 ottobre, in Basilica Palladiana a Vicenza, in occasione del suo intervento “Lo sviluppo sostenibile: una scelta per il benessere delle persone e del pianeta”, programmato all’interno di “Vivere sani, Vivere bene”, la rassegna organizzata da Fondazione Zoé – Zambon Open Education, quest’anno dedicata agli Orizzonti della Salute.

VsVb

Dottor Giovannini, Agenda 2030 dell’ONU: visionaria, utopica o concreta?
I 17 obiettivi sembrano, a prima vista, utopici. Ma se uno scende ai 169 target si accorgerà che è estremamente concreta. Dimezzare il numero di morti sulle strade per incidenti stradali tra il 2015 e il 2020 (perché 21 dei 169 target sono da realizzarsi entro il 2020), ridurre drasticamente il numero di giovani che non studiano e non lavorano e assicurare una copertura di banda larga alla stragrande maggioranza della popolazione sono solo degli esempi per dire che, andando a guardare i target, uno scopre quanto questa agenda può e vuole essere concreta. Naturalmente è complessa, ma questa complessità non deve spaventare.

Ha appena detto che ci sono obiettivi da raggiungere già entro il 2020. Sono questi su cui c’è urgenza di lavorare o ce ne sono altri di “imminenti”?
Faccio un altro esempio: dotare tutte le città di piani per fronteggiare i disastri naturali e i cambiamenti climatici. C’è qualcosa di più urgente? No! Peccato però che abbiamo già perso per strada quattro anni. Ora, finalmente, il nuovo governo vuole realizzare l’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, che noi proponiamo da tre anni. Le città sono un luogo straordinario in cui realizzare quegli obiettivi, ma sono anche un luogo dove testare soluzioni, perché di soluzioni ce ne sono tante.

ASviS

Quindi benessere del pianeta e benessere dell’uomo: binomio possibile?
Sì, se l’uomo accetta il principio dell’ecologia integrale di Papa Francesco nel “Laudato Sì”, e quindi accetta di trattare la cultura dello scarto – fisico e umano – in modo simultaneo. Oggi parliamo tanto di economia circolare, che è un modo per ridurre l’impatto sull’ambiente, ma non abbiamo capito che abbiamo bisogno di riciclare anche le persone, perché i “rifiuti umani” altrimenti rendono insostenibile le nostre società. Certo, abbiamo buttato 50 anni perché lo sapevamo dal 1972 che i nodi sarebbero venuti al pettine. Ora abbiamo pochissimo tempo e abbiamo già distrutto in maniera irrimediabile alcuni aspetti dell’ecosistema: sono sparite intere specie animali e vegetali. Il pianeta sopravviverà a noi, ma il problema è l’uomo all’interno di un sistema planetario così compromesso.

Saturdays for Future

Un consiglio ai lettori di Capolettera su come percorrere una via sostenibile?
Dopo i Fridays for Future, io ho detto in una conferenza “Possiamo salvare il mondo impegnandoci solo un giorno a settimana?”, la risposta è “No, dobbiamo impegnarci tutti i giorni”. E così abbiamo lanciato i Saturdays for future: il sabato è il giorno in cui gran parte delle persone fa la spesa. Mentre i Fridays for Future sono focalizzati sull’obiettivo 13, “Lotta contro il cambiamento climatico”, i Saturdays for future sono sull’obiettivo 12, “Consumo e produzione responsabili”. Visto il successo della proposta, entro la fine dell’anno faremo un secondo Saturdays for future e così via.

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