Enovely

Michele

Il titolo è Enovely, ma la storia è di Michele Girelli. Michele nasce a Trento nel 1991. Fin da piccolo risulta evidente il suo grande amore per il cibo: “Lo sguardo pieno di gioia quando arrivava l’ora della prima colazione, la seconda colazione, del pranzo, della merenda e della cena, ritmi della meravigliosa e spensierata infanzia che, ovviamente, oggi il metabolismo non mi permette più di sostenere, ahimè!” (ride, ndr).

I suoi studi, però, si discostano da tutto questo: frequenta infatti un istituto tecnico per geometri ma, una volta terminato, capisce subito che quella non sarebbe stata la sua strada, per cui, affascinato dal mondo della ristorazione, inizia a lavorare in un bar del centro storico. E così inizia a incuriosirsi particolarmente del mondo del caffè, motivo per cui decide di frequentare corsi per diventare Maestro del Caffè e Sommelier dell’espresso all’AICAF, l’Accademia Italiana Maestri del Caffè. Soddisfatto di questa scelta, viene travolto da un’insaziabile curiosità e dalla volontà di approfondire altri prodotti della splendida tradizione enogastronomica italiana, tra cui l’Olio Extravergine di Oliva e, soprattutto, il vino.

Mescita Calice Sauternes

Decide allora di intraprendere il percorso didattico di AIS, l’Associazione Italiana Sommelier, attraverso la quale si innamora follemente di questo affascinante prodotto. Più studia, più la sua curiosità cresce, motivo per cui decide di iscriversi anche al Master Alma-AIS ad Alma, la Scuola Internazionale di Cucina fondata da Gualtiero Marchesi. Nel frattempo, soffocato dal lavoro dipendente, decide di aprire partita iva, lavorando come libero professionista in Regione per svariate realtà legate al mondo del vino, quali Palazzo Roccabruna, enoteca provinciale del Trentino, e per l’Istituto Trentodoc, vivendo così in prima persona le principali manifestazioni dedicate al vino in Italia. “Nonostante il lavoro andasse molto bene, tutto ciò non mi bastava, sentivo il bisogno di essere libero di esprimere liberamente le mie idee e la mia filosofia…”.

IO PRIORAT

E così dai vita a Enovely, un’enoteca… virtuale. Praticamente non esiste a livello fisico, ma passa tutto per il mondo della rete. Come è nata questa idea e come l’hai fatta diventare realtà?
Corretto. Enovely nasce come shop online, ma quest’ultimo è solo una parte dell’intero progetto, che nasce proprio dalla mia idea di legare il più possibile il mondo virtuale (offline) con quello reale (online). Le iniziative in cantiere sono moltissime da questo punto di vista, ne vedrete delle belle! Un format invece già ben consolidato in regione sono le ENOVELY EXPERIENCE dove, guidati da professionisti di settore, gli ospiti hanno la possibilità di assaggiare i prodotti del catalogo di Enovely. Mi piacerebbe in futuro renderlo nazionale, coinvolgendo professionisti giovani e con la voglia di mettersi in gioco. Inoltre, per me, il contatto umano rimane importantissimo, invito sempre i miei clienti a telefonarmi, chiedermi consigli sui vini da acquistare, ma anche su come abbinarli e servirli al meglio.

enovely

Per quanto riguarda la nascita di Enovely è successo tutto abbastanza in fretta: la mia idea iniziale era quella di lanciare tutto in solitaria; il progetto nella mia mente era pronto, bastava mettere in pratica. Fortunatamente, nel frattempo, ho conosciuto Gianna in alcuni corsi di Sommellerie, responsabile amministrativa di un’azienda in Trentino, Sommelier e grande appassionata di vino. Abbiamo deciso di lanciare il tutto insieme. Iniziò nell’ottobre 2018 l’intera fase di progettazione che ha dato vita a Enovely a luglio di quest’anno.

Perché la scelta di percorrere una strada digitale?
In primis per le grandi opportunità che questa strada permette di cogliere, legate alle nuove generazioni che possono essere descritte come “digitalizzate e iper-connesse”. In seconda battuta anche per la volontà di raggiungere il maggior numero di persone alle quali trasmettere la mia passione e condividere prodotti unici di piccoli produttori da tutta Europa.

Experience1

Ora Enovely è una bellissima realtà strutturata. Ma ci sono state anche delle difficoltà da affrontare?
Le difficoltà tante, il mondo online presenta grandi opportunità, ma anche molte insidie, per fortuna tutte superate. Non mi arrendo facilmente quando ho un obiettivo da raggiungere. Questo, ovviamente, mi ha inevitabilmente rallentato nelle tempistiche, ma sono felicissimo del risultato ottenuto! Sono consapevole che questo è solamente l’inizio e che di difficoltà ne affronterò molte altre, ma non sono spaventato, anzi, preferisco prenderle come stimoli per crescere e per trovare strade alternative.
Una delle maggiori difficoltà è stata la scelta del nome. Volevo un nome differente dagli altri, che mi permettesse in futuro di creare un marchio forte. Essendo questo un mercato maturo, molti nomi erano già stati utilizzati e registrati, motivo per cui è stato deciso di inventarsi una parola di fantasia.

Nasce così Enovely, dall’incontro di tre parole identificative del progetto: ENO, a richiamare il protagonista del progetto, il vino; NOVEL, ovvero il racconto, per noi è fondamentale trasmettere ai nostri clienti storie di vignaioli appassionati e dei prodotti artigianali trattati; infine LOVELY, aggettivo perfetto per descrivere “l’incantevole” mondo del vino!

vino rosso

Chi ti accompagna in questo viaggio?
Ad accompagnarmi in questo percorso c’è una solida azienda trentina, Eurochrome, di cui Gianna è responsabile amministrativa. È lei che mi aiuta nel progetto, mettendo a disposizione competenza ed esperienza per supportami in tutte le fasi logistiche e amministrative.

Fondate il tutto su 3 capisaldi: artigianalità, rispetto per l’ambiente, qualità e territorio.
Crediamo molto nel valore delle “Persone”, per questo un “artigiano del vino” per noi è colui che nutre una passione e un amore smisurati per il proprio territorio, la propria tradizione e i propri vini, spingendosi così a volerne controllare personalmente e con dedizione ogni singola fase produttiva, trasferendo al prodotto un qualcosa di unico e irripetibile, quel tocco in più che fa la differenza.
Per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente, penso basti guardare qualche telegiornale per capire quanto sia necessario un cambio di rotta. I produttori che selezioniamo questi concetti li hanno già capiti da moltissimo tempo e hanno detto NO alla chimica in vigna e, la maggior parte, anche in cantina. Una scelta coraggiosa in un mondo spesso coinvolto in scorciatoie e alla continua ricerca di strade troppo semplici per essere buone. Noi crediamo in questa loro scelta, fatta nel grande rispetto per l’ambiente, per la natura, per il territorio e che vorremmo si traducesse in insegnamento per le generazioni future.
La qualità non si discute. Qualità e saggezza italiana.

I nostri vignaioli dedicano ogni attimo alla cura dei propri vigneti che ricambiano regalando grappoli ricchi e sani, una materia prima strepitosa, pronta ad essere sapientemente trasformata in un vino eccellente e sincero, espressione pura di un territorio.

priorato

Lavorate al grido di “Be curious, taste wine!”. Cosa c’è dietro questo slogan?
Dietro questo slogan si nasconde in parte anche il mio carattere. Nel corso della mia vita sono stato spesso stimolato dalla mia forte curiosità, cosa che mi ha portato sempre grandi soddisfazioni. La curiosità però non basta, bisogna buttarsi a capofitto nelle opportunità che la vita ci offre, motivo per cui “taste wine!” vuole essere un forte incoraggiamento nell’approfondire questo affascinante mondo, ed Enovely è qui per aiutarvi in tutto questo!

Ricerca

Nel tuo manifesto parli della ricerca della “firma del vignaiolo”, ossia il tocco umano che ogni produttore lascia nel suo vino. Ci fai qualche esempio?
Un grande esempio l’ho trovato proprio qui in Trentino, dal Vignaiolo Paolo Zanini, profondamente legato al suo territorio, la Piana Rotaliana, dove coltiva personalmente vigne di Teroldego Rotaliano. La profonda conoscenza dei suoi vigneti, di cui si prende cura fin da quando era bambino, gli permette di scegliere personalmente il periodo della vendemmia. Segue tutte le fasi di vinificazione e affinamento, senza nessuna regola scritta, seguendo ogni fase, osservando e assaggiando il prodotto, sapendo sempre cosa fare con questo vitigno, che conosce e tratta quasi come un figlio.
Non si sa mai quando usciranno in commercio i vini di Paolo, lui odia le standardizzazioni e soprattutto seguire degli schemi predefiniti, ogni annata ha delle sue caratteristiche e un suo carattere, ha bisogno del suo tempo. Fino a che Paolo non dà il via libera, il suo vino non può essere bevuto, una scelta coraggiosa ma che ha un senso, perché bevendo i suoi vini ne percepisci la personalità, l’anima, quel tocco umano di cui parlo nel manifesto, la “firma del vignaiolo”. E questa è solo una delle storie degli artigiani di Enovely!

Come scegli le cantine?
Le ho scelte personalmente durante i miei viaggi, nelle risposte precedenti è chiaro che cosa ricerco. La conferma solitamente arriva dal contatto diretto, ci si guarda negli occhi, si parla in maniera semplice, con trasparenza e sincerità. È lì che riesco a percepire nella persona quell’amore e quella passione che ricerco, che viene trasmessa nei loro vini. Ovviamente l’assaggio è “la prova del nove”. Amo i vini sinceri che rappresentano in maniera schietta un territorio, senza compromessi!

assaggio

Non solo vino, ma anche “tour”. Quando andate al di là del mondo digital e partecipate a serate, cosa fate? Che contributo portate?
La parte offline per me è fondamentale. È in quel momento che riusciamo a trasmettere alle persone ciò in cui crediamo. Il nostro contributo è quello di portare alle persone delle storie belle, di persone appassionate e uniche, come lo sono poi i loro prodotti.

Degustazione

Il futuro di Enovely?
Enovely vuole crescere e creare una forte comunità di appassionati di vino e cibo, di prodotti e persone sincere di cui parlare. A me non piace pormi limiti. Passione e volontà ci sono, ora non resta che rimboccarsi le maniche!

Completa:
il tuo vino del momento? Adoro i rossi del Priorat, in particolare il 2π di Gratavinum, sincera espressione di un territorio unico, che regala rossi di grande concentrazione, quasi masticabili, un vino che non delude mai e che degusto sempre molto volentieri;
– l’abbinamento del cuore? (cibo e vino) Ne ho moltissimi, mi lascio guidare dall’istinto e vi svelo il primo che mi è venuto in mente, adoro mangiare dei crostini di pane (di quello buono!) con burro e acciughe, sorseggiando uno champagne dal gran carattere, potendo scegliere opterei per lo Shaman Grand Cru di Marguet;
– dentro un vino cerchi…? Carattere! Complesso spiegarlo, ma ci provo: penso che un vino debba avere dei propri tratti distintivi, in parte ereditati dalla mano del vignaiolo, ma per la maggior parte dal territorio di provenienza, quello che i francesi chiamano Terroir. Questi tratti vanno a comporre il carattere del vino e devono esprimersi con chiarezza nel calice e ovviamente ad alti livelli qualitativi;
consiglia un abbinamento “azzardato/anomalo” con un piatto, ma gustoso: Sono un grande estimatore del Sauternes, importante vino dolce francese. Da noi potrebbe risultare anomalo abbinare questa tipologia di vino con piatti salati, ma il risultato è sbalorditivo. Spesso, infatti, mi piace sposare questo prodotto con pietanze salate. Qualora il Sauternes fosse di annata recente, consiglierei di abbinarlo con una torta salata ricotta e spinaci, nel caso invece di un’annata un po’ più lontana, si sposa egregiamente con delle focacce con noci e gorgonzola!

vino e cibo

Curiosità per i lettori di Capolettera:
– il vino rosso deve essere decantato? La risposta che andrebbe maggiormente utilizzata quando si parla di vino è: dipende! Il vino è un prodotto vivo e ogni bottiglia ha una sua storia e delle proprie caratteristiche. Per fare questa scelta bisogna conoscere bene il prodotto, un po’ come negli abbinamenti. L’uso del decanter a mio avviso richiede esperienza e conoscenza, il mio consiglio per il consumatore è quello di utilizzare un bel calice ampio. I moderni calici modello “Borgogna” o “Burgundy” spesso hanno un bevante ampio che in parte richiama la base di un decanter aiutando l’ossigenazione del vino. Questo vi permetterà di degustare velocemente il vino versato e capirne lo stato, in caso di chiusura basterà aspettare e degustarlo nuovamente più tardi. Un processo di questo tipo permette di tenere sotto controllo lo stato del vino e di fare anche molta esperienza sull’evoluzione che esso può avere a contatto con l’ossigeno, togliendo però il rito affascinante della decantazione in un elegante decanter.
– Posizione orizzontale o verticale per i vini in cantina? La tendenza è sempre stata quella di tenerle in orizzontale, ma nuovi studi stanno stravolgendo questa teoria con prove pratiche. È un discorso molto complesso, la cosa fondamentale a mio avviso è la temperatura, che deve essere il più costante possibile, l’assenza di luce e una corretta umidità.
– Si dice che il vino rosso non vada mai messo in frigo. Perché? Questa mi è nuova! Io solitamente servo anche i rossi importanti ad una temperatura di 16° arrivando nel calice a 18°. Per questo motivo ho necessità di utilizzare un attimo il frigo per abbassarne la temperatura e assaporarli alla loro temperatura ideale.
– Tenere rigorosamente il bicchiere dallo stelo e non dal bevante, giusto? Corretto, anche se non sono così rigido da sgridare chi decide di tenerlo dal bevante! Qui ci colleghiamo alla domanda precedente, dopo la fatica che si fa a servire il vino alla corretta temperatura, sarebbe un peccato scaldarlo con il calore delle proprie mani tenendolo dal bevante, per questo sono d’accordo nell’utilizzare lo stelo.
– Quand’è che un vino non è buono? Penso che ognuno abbia la propria soggettiva e incontestabile idea del buono e del cattivo su un prodotto. È giusto che sia così, poi ovviamente ci sono situazioni estreme in cui il vino è andato in aceto oppure presenta il famoso sentore di tappo.

vino

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