Cheryl Porter

Cheryl Porter

Cheryl Porter: americana di nascita, italiana di adozione. Nata nel 1972 a Chicago, città che si porta sempre nel cuore, a 23 anni sceglie di lasciare tutto e tutti per seguire il suo grande amore, la musica lirica, arrivando nel Paese che ha dato i natali a questo genere, l’Italia.

“Il mio sogno è sempre stato quello di cantare Puccini, cantare l’opera in Italia – mi racconta -. Con la scusa della musica, mi sono presto innamorata anche del Bel Paese e della sua gente (e di suo marito, Guido Torelli, ndr)”. Si confida davanti una tazza di tè verde.

Cheryl, la tua nascita, a livello musicale, è di cantante lirica. Oggi, invece, hai un’anima gospel, soul. Cosa ti piaceva della lirica e cosa ami del tuo nuovo modo di fare musica?
Sono soprano drammatica e amo la vocalità e il timbro lirici. Mi piace la disciplina che richiede il canto lirico e, al contempo, ciò che amo del gospel è proprio la mancanza di disciplina. La lirica è meravigliosa, ma c’è pochissimo spazio di evoluzione: un Puccini cantato 100 anni fa è lo stesso sentito cantare oggi. Invece nel gospel c’è ampia possibilità di evoluzione, di improvvisazione. Nella black music c’è sempre un cambiamento.

Quindi hai due anime: Dr Jekyll e Mr Hyde!

Sì, esatto (ride), e secondo me ci vogliono tutte e due! Lo dico sempre ai miei cantanti: è importante cantare in un coro, conoscere la lirica, per imparare la disciplina, ma senza irrigidirsi troppo, per essere capaci poi anche di improvvisare.

Con la tua professione viaggi molto. Quale incontro ricordi con più emozione?

L’esperienza che ricordo con grandissima emozione è stata quella vissuta in America, a Detroit, per il saluto finale ad Aretha Franklin a metà settembre 2018. Quella settimana è stata una vera e propria benedizione per me. Io amo Aretha ed essere lì, in un momento così delicato, è stato un grandissimo onore. Ho persino cantato, al concerto in sua memoria, “Nessun Dorma” di Pavarotti, per un omaggio a lei che, a sua volta, omaggiò Pavarotti. Sì, quel Pavarotti che mi ha chiesto di cantare al matrimonio con Nicoletta Mantovani. Insomma, un cerchio che si chiude.
 Anche l’incontro con Papa Francesco è stato grandioso. Non solo ho cantato al concerto trasmesso in Rai, ma anche all’udienza con il Papa riservata agli artisti, tra cui erano presenti Annie Lennox, Al Bano…

Parli di artisti. Con quali cantanti ti è piaciuto / ti piace collaborare maggiormente?
La collaborazione che mi ha insegnato di più è stata quella con Paolo Conte, a cui ho fatto da corista, perché è una persona molto umile. Anche con Zucchero mi piace molto lavorare.

Con chi ti piacerebbe duettare?
Claudio Baglioni.

Hai anche il marito musicista, per di più della tua band. Rischiate di confondere lavoro e vita privata?
No, riusciamo a separare vita privata e professionale. Parliamo spesso di lavoro, certo, ma non solo. Comunque due volte all’anno amo andare via da sola, possibilmente a Londra, per fare riposo vocale. Lì faccio shopping, provo nuovi ristoranti. Mi piace stare in mezzo alla gente, ma amo anche ritagliare del tempo da dedicare a me stessa.

Riposo vocale, dici. Ok, Cheryl! Ora rivelaci la ricetta perfetta per la voce.

Dal momento che uso molto la voce, cerco di tenermi idratata, prendo vitamine per il sistema immunitario, estratto di mirtillo per i capillari vocali, e faccio tanto esercizio vocale. Prima di un concerto cerco di non parlare troppo, tengo la voce riscaldata, faccio esercizi sulla respirazione.

voce

Qual è stato il palco più difficile? Quale quello più bello?

Il concerto in cui ho avuto più paura in assoluto è stato al Teatro di San Carlo, a Napoli. Lì debuttavo con un concerto di musica classica in latino: una Messa del Maestro Roberto De Simone, uno dei più importanti compositori della storia italiana. E lui era lì, presente in prima fila. Avevo studiato due mesi per questo concerto e mi ero affidata a una vocal coach vicentina, Caterina Galiotto. Era il mio ritorno alla musica lirica. Altrettanta paura ho avuto in Vaticano l’anno scorso, a dicembre 2017, di fronte tutti quei vescovi e in diretta tv. 
La maggior parte delle volte, comunque, mi sento molto a mio agio sul palco, anche grazie alla formazione musicale che mi accompagna.

E a proposito di palchi, hai un tuo rito prima di andare in scena?

I miei coristi Hallelujah Gospel Singers urlano “beam” (spacca!). Io, invece, faccio una preghiera e chiedo al Signore di farmi suo strumento per toccare il cuore di qualcuno.

L’energia che si respira ai tuoi concerti è davvero fortissima. Cosa provi quando canti e sei lì di fronte al pubblico?
Io mi sento un veicolo. Sento che c’è qualcosa che mi attraversa e lascio che il Signore mi usi per arrivare alle persone. Spesso non ricordo cosa succede ai miei concerti… Mi credi?! Perché è un’esperienza oltre me stessa.

gospel

C’è molta spiritualità in te. Come la coltivi?
Io leggo spesso la Bibbia e chiedo al Signore di farmi aprire la pagina di cui ho bisogno in quel momento. Leggo sempre la parola giusta al momento giusto. Ringrazio sempre il Signore e cerco di essere una buona persona. Per me anche la musica è preghiera.

A chi ti ispiri nel tuo modo di fare musica?
Ad Aretha Franklin che ho fortemente nel cuore. Mi piace molto anche Tony Bennett, perché è così elegante. Mi piace pure Lady Gaga, lei è una delle più grandi cantanti di questo tempo: canta jazz, lirico, musicals… qualsiasi cosa. Mi piacciono Beyoncé e molti artisti gospel americani. Per la musica classica, mi piacciono i soprani russi. Ah! Amo molto anche Barbra Streisand.

Quindi:

– se fossi nata negli anni Venti, chi saresti voluta essere? Negli anni ruggenti le donne erano davvero positivamente aggressive. Penso mi sarebbe piaciuto essere, nonostante i problemi di droga, Billie Holiday o Bessie Smith, la madre del Blues.
– E negli anni 50/60? Ovviamente Aretha Franklin.

- E se fossi nata nel nuovo millennio? Oggi mi piacerebbe essere John Legend, perché è l’unico artista che ha vinto alcuni dei premi più importanti al mondo.

Porter singer

Molti gli artisti americani di cui parli. Cosa ti manca dell’America? E cosa ti manca dell’Italia quando sei in America?
Quando sono qui mi manca la famiglia, mi manca il temperamento degli americani molto “rumoroso”, chiacchierone, amichevole, informale, alla mano. Mi manca la musica, la radio americana, lì ci sono tantissimi canali e tanta varietà: c’è un canale solo per musica country, uno solo per musica corale, uno solo per la lirica, uno solo per musica barocca… e mi mancano i sapori. Quando sono là mi manca il cibo italiano, la correttezza e l’orgoglio italiani, lo stile elegante e raffinato, la simpatia delle persone.

Cosa pensi del modo di insegnare e fare musica oggi?
Oggi, in Italia, nel settore musica, i più bravi non sono premiati, non c’è meritocrazia. E spesso i vocali coach non insegnano ai ragazzi quanto sia importante essere forti e quanto sia altrettanto importante fare management. I ragazzi oggi devono essere pronti a lottare, a difendersi e abituarsi alle delusioni, ai no, alle ingiustizie. Chi farà questo lavoro deve avere carattere. Io, con i miei alunni, cerco di essere più realista possibile. Bisogna comprendere che la musica va affrontata con lo spirito di imprenditori, consapevoli che si inizia un’attività professionale. In America, quando intraprendi la strada della musica, alle spalle devi avere anni di studio in music business, management, marketing.

Ma se tu oggi non fossi cantante, cosa saresti?

Probabilmente sarei una manager o una pianista o una batterista o, ancora, una giornalista.

L’outfit preferito per i tuoi concerti?
Oh! Ne ho così tanti. Ho un nuovo vestito ricamato, color argento. È bellissimo, assomiglia a quello di Cenerentola, ma è ancora a Chicago, perché non ci stava nella mia valigia. Amo i vestiti che hanno bisogno di una valigia da soli!

In quanto cantante professionista, cosa canti sotto la doccia? E in macchina?
A casa non canto molto. Guido ha paura quando canto, perché sa che quando lo faccio a casa è perché sono triste o arrabbiata. Sono una cantante un po’ strana (ride). Ascolto, però, molta musica tra le mie mura. Invece in macchina canto molto: per i viaggi sono perfetti Billy Joel e Prince.

cantante

Progetti futuri?

Una tournée in Italia e poi, in febbraio, sarò in Polinesia 23 giorni per fare concerti con la Costa Crociera. Sto, infine, preparando un concerto omaggio ad Aretha Franklin che sarà una figata totale.



Cheryl, hai mai avuto paura?

Mia mamma me lo chiede sempre: “Ma non hai paura (di andare lontano, di non lavorare…)?”. E io le rispondo: “Ma di cosa?”. Ci vuole coraggio a fare il salto. Non bisogna aver timore di provare, anche se ti dicono di no. C’è troppa paura in giro e le persone non provano.

Halleluja Gospel Singers

Invece tu sei la dimostrazione che chi prova, riesce! Quindi ora ti chiedo: cosa vuoi fare “da grande”?
Voglio fare tutto quello che sto facendo ora, ma meglio.

Cheryl, oggi puoi dire di aver realizzato il tuo sogno?
Sì, l’ho realizzato. Mi sto mantenendo con la musica, e sono felice. Spero di usare sempre i miei talenti per aiutare le persone.


Cheryl Porter nei social:

https://www.facebook.com/cherylporter.official/
https://www.instagram.com/cherylporterdiva/

One thought on “Cheryl Porter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *